BIODIESEL, illeciti, truffe, reati, frodi



Taranto, maxi truffa carburante 
Eni, arrestati nomi eccellenti

Martedì, 11 giugno 2013 
di Stefania D'Amore


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Un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ed al contrabbando di prodotti petroliferi è stata smantellata dai finanzieri del Comando Provinciale di Taranto: 73 arrestati e 132 denunciati hanno sottratto dalla raffineria E.N.I. di Taranto e rivenduto illegalmente, tramite distributori e depositi compiacenti, ingenti quantità di gasolio destinato alle navi e, quindi, gravato da imposte più basse.
L’operazione eseguita dal Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto, denominata  “Marenero”, è scaturita da un’indagine avviata nel 2008 su di una particolare tipologia di gasolio, “bunker”, proveniente dalla raffineria E.N.I. S.p.A. di Taranto. Particolarità, quella del gasolio bunker, essenzialmente fiscale: “Essendo destinato – hanno spiegato in conferenza stampa, presso la sede del Comando Provinciale di Taranto, il Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto e la Guardia di Finanza di Bari - alle navi e considerato come provvista di bordo, il gasolio bunker è soggetto al trattamento fiscale della merce nazionale in esportazione, da consumarsi fuori dal territorio doganale. Il gasolio bunker, quindi, soggiace solo ai diritti doganali ma non ai diritti di confine ed al pagamento delle accise”.

Non solo, nel corso delle indagini è emerso che i carburanti raffinati, gasolio e benzina, in uscita dall'impianto tarantino venivano sostituiti con prodotti di minor valore come petrolio grezzo, gasolina o biodiesel, per essere poi immessi nella rete di distribuzione. Anche molti gestori, i quali non hanno partecipato alla frode, sono stati truffati scaricando nei loro impianti i prodotti grezzi o miscelati con acqua o mediante autobotti con valvole e tubazioni manomesse che, durante lo svuotamento, reindirizzavano il flusso verso compartimenti nascosti dentro le cisterne.
Nell'organizzazione, capeggiata dall'amministratore di due società di distribuzione carburanti baresi e tarantine, anche dirigenti, funzionari e dipendenti della raffineria E.N.I. di Taranto, gestori di depositi e distributori, soci, dipendenti ed autisti delle società petrolifere ed uno spedizioniere doganale. Nel corso dell'operazione sono state sequestrate anche 28 cisterne, del valore complessivo di circa 7 milioni di euro.


Traffico illecito di oli usati Cinque arresti e ditta sequestrata

PESCARA Facevano incetta di olio vegetale esausto prodotto da cittadini, ristoranti, pub e pizzerie sottraendolo in maniera fraudolenta dalle campane di raccolta . In questo modo provocavano anche...

PESCARA Facevano incetta di olio vegetale esausto prodotto da cittadini, ristoranti, pub e pizzerie sottraendolo in maniera fraudolenta dalle campane di raccolta . In questo modo provocavano anche un danno economico alle ditte che avevano stipulato con i Comuni e con gli esercizi di ristorazione contratti esclusivi per il ritiro dell’olio usato, servizio il cui costo si aggira intorno ai 150 euro a tonnellata. Con l’accusa di traffico illecito di rifiuti, associazione a delinquere e illecita concorrenza, cinque persone sono state arrestate ieri dal Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Pescara. Sono Carlo Benincaso, napoletano di 43 anni, titolare della ditta Adriatica Ambiente di Mosciano Sant’Angelo, sua moglie Anna Milone, 41 anni, entrambi residenti a Giulianova, e tre loro dipendenti: Luca Ansidei, 40 anni, anche lui di Giulianova, Massimo Aquilano, 44 anni, di Ortona, e Franco Costanzo, 60 anni, di Notaresco. Benincaso è stato rinchiuso in carcere mentre gli altri quattro sono stati posti ai domiciliari. I carabinieri hanno anche sequestrato l’impianto di rifiuti di Mosciano Sant’Angelo, in esecuzione di un provvedimento del Gip del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, David Mancini.
Le indagini si sono protratte per due anni e mezzo e hanno permesso agli investigatori di ricostruire la dinamica irregolare delle operazioni di raccolta, trasporto e stoccaggio di olio vegetale esausto. «Il titolare della ditta organizzava le attività illecite mettendo a disposizione spazi e dotazioni della sua azienda, mezzi di trasporto e strumenti di effrazione per attuare, personalmente o attraverso i propri dipendenti, le condotte delittuose - spiega il comandante del Noe di Pescara, capitano Fiorindo Basilico -. Sua moglie partecipava al sodalizio redigendo formulari di identificazione dei rifiuti contenenti dati falsi e stilando false scritture ambientali per nascondere i reati commessi. In questo modo agli organi di controllo veniva prospettata una corretta gestione dei rifiuti».
Questo modus operandi causava alle aziende concorrenti una perdita economica annuale stimata in almeno duecentomila euro per ciascuna ditta, perdita dovuta alla minore raccolta di olio usato, che una volta ritirato viene successivamente recuperato per la produzione di carburante biodiesel.
«Gli arrestati attuavano l’illecita concorrenza per acquisire quote di mercato e per conquistare una posizione esclusiva, o quanto meno predominante, non soltanto in Abruzzo ma anche nelle Marche, a danno di diverse ditte con sede nelle province di Teramo, dell’Aquila e appunto nelle Marche - dice ancora il capitano Basilico -. Per sottrarre i rifiuti dalle campane stradali dei Comuni o da quelle degli esercizi di ristorazione, le cosiddette "olivie", solitamente il quintetto tranciava i lucchetti e poi li sostiuiva con altri. Talvolta i dipendenti di Benincaso agivano in pieno giorno: si presentavano ai ristoratori spacciandosi per gli addetti al ritiro dell’olio usato e si rifornivano tranquillamente».
Il trucco è andato avanti finché le ditte convenzionate con Comuni e privati si sono insospettite per quelle campane troppo spesso a secco. Dalle prime denunce sporte ha preso così il via l’inchiesta, che ha permesso agli investigatori di scoprire anche una serie di episodi di violenza perpetrati da Benincaso & C. nei confronti degli autisti delle aziende concorrenti: sabotaggi degli automezzi, pneumatici tagliati, chiavi rubate, pedinamenti a scopo intimidatorio, con l’unico scopo di impedire un regolare svolgimento dell’attività delle altre ditte.
«Uno dei dipendenti di Benincaso lo abbiamo sorpreso in flagranza - racconta il comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Pescara -. In quell’occasione, e anche in alcune perquisizioni effettuate successivamente nella sede della ditta a Mosciano Sant’Angelo, abbiamo trovato e sequestrato alcune agende sulle quali erano stati annotati, seppur con sigle convenzionali, tutti i luoghi in cui erano stati commessi i furti».


La truffa Il business sporco del gasolio truccato mette fuori uso decine di auto al giorno

Esplode sotto le Due Torri il caso del diesel adulterato. Fenomeno che da mesi colpisce concessionari e clienti, costretti a riportare indietro auto nuove di zecca col motore che non va. Smontando i serbatoi, i meccanici trovano alghe, paraffina e oli combustibili nocivi per il funzionamento dei delicati motori a nafta. Durante il periodo di Natale in alcune officine sono rientrate oltre 40 auto al giorno. I rivenditori accusano i benzinai: «A Bologna qualcuno fa il furbo diluendo il gasolio, andremo in Procura». I concessionari "Per noi molti danni pronti a fare denuncia" «Così non si può andare avanti: faremo un esposto in Procura, vogliamo capire da dove arriva questo gasolio». Romano Bernardoni, patron di EmilianAuto, uno dei concessionari più importanti della città, ogni giorno, assieme ai suoi meccanici in via Carracci, fa il conto delle auto rimandate indietro dai clienti a causa dei filtri rotti. Nei suoi capannoni sono esposti 12 marchi diversi, da Suzuki a Hyundai, ma da mesi qualsiasi tipologia di auto a diesel presenta lo stesso problema: «I clienti tornano subito da noi dicendo che l' auto non va più. Il periodo peggiore è stato quello delle promozioni estive e nelle settimane prima di Natale: siamo arrivati ad avere in officina oltre 40 macchine ferme al giorno». Smontando i filtri, il risultato è spesso identico: «Dentro c' è di tutto, il gasolio viene allungato con olio combustibile e altre porcherie. I vecchi motori a diesel non avevano problemi, ora invece con l' elettronica sofisticata, se il carburante non è perfetto, la macchina si ferma». I clienti tornano in officina imbufaliti: «A quel punto smontiamo il serbatoio e mostriamo cosa c' è dentro, solo allora si convincono che noi non c' entriamo». Per questo Bernardoni ha deciso di rivolgersi ai magistrati per vederci chiaro: «Questa truffa non può continuare, ci siamo anche confrontati con colleghi di altre città, ad esempio Milano, e lì il problema non esiste». I RESIDUI Sostanze estranee trovate nel serbatoio di un' auto alimentata a nafta nelle officine di Bernardoni I rivenditori "Alghe e paraffina nei serbatoi c' è di tutto" NAFTA Allarme in città per il diesel "truccato". Nella foto grande, una immagine di archivio «L' estate scorsa tutte le vetture diesel sono tornate indietro con le alghe nel serbatoio». La prima volta che Roberto Elmi, titolare dell' Autocentro Montecarlo in via Zanardi, ha fatto controllare i serbatoi delle auto tornate in officina, quasi non ha creduto ai suoi occhi: «Abbiamo dovuto sostituire tutti i filtri del gasolio al ritmo di sei o sette vetture al giorno». Nel suo salone, motori diesel Volvo, Peugeot e Citroën: «La qualità del gasolio è scadente e le auto si fermano, il problema è nato con la campagne-sconti legate al costo del carburante. Molti miei clienti avevano fatto rifornimento presso una pompa legata a uno dei produttori petroliferi più importanti del Paese». Ma il problema ha investito la maggior parte dei concessionari della città. Anche da Stracciari in via Stendhal, uno dei più importanti rivenditori Ford, il ritornello è lo stesso. Pure qui i titolari raccontano di ondate di macchine ferme, fino a 30 al giorno. E perfino di clienti, quelli che girano molto, tornati più volte nel giro di un mese. Il guasto? Sempre lo stesso: il carburante poco pulito, che intasa filtri e motori, costringendo le macchine a tornare ai box. Versione confermata da un capo officina di un' altra concessionaria: «Il gasolio venduto alla pompa spesso non è conforme, il colore del carburante sembra bello, ma non brucia bene e l' auto si pianta. Dentro, talvolta, ho trovato perfino della paraffina». I consumatori "Così i costi ricadono sulle famiglie e sull' ambiente" Incappare nel diesel "truccato" non è un problema solo per il portafoglio delle famiglie, ma anche per l' ambiente. A mettere l' accento sul rischio inquinamento, dovuto proprio all' uso di gasolio "taroccato", è il presidente di Federconsumatori in città, Maurizio Gentilini: «Anche in passato - ricorda - abbiamo avuto casi di gasolio diluito ad esempio con l' acqua, ma a questi livelli non siamo mai arrivati. Senza contare che queste sostanze nocive vengono poi bruciate nell' ambiente, con tutti i rischi che ne conseguono». L' associazione che tutela i diritti dei consumatori è convinta che i clienti che abbiano subito una frode sulla qualità del carburante, debbano farsi avanti: «Per fortuna le loro auto sono in garanzia, ma se ci fosse qualche denuncia potremmo capire dove viene venduto questo diesel, chiediamo anche alla guardia di finanza di fare chiarezza». E non esclude neanche di fare pressioni su Palazzo d' Accursio, perché «già quando facciamo le nostre segnalazioni sui costi gonfiati della benzina, come accade in certi casi leggendo i cartelli in autostrada, il Comune è tenuto a fare le dovute verifiche. Servono anche in questo caso accertamenti rapidi e concreti». I rischi per l' ambiente sono elevati «considerando quello che già respiriamo nell' aria a Bologna». Ma Federconsumatori mette nel mirino anche la campagne di sconti carburante avviate lo scorso anno da parte delle principali compagnie petrolifere del Paese: «Così una famiglia risparmia 50 centesimi sul pieno di benzina, ma poi si ritrova ad avere la macchina ferma in officina per almeno un paio di giorni. Oltre al danno la beffa». I benzinai "Tutto vero, ora ci faremo sentire dai produttori" A Bologna circola gasolio diluito. La conferma arriva da Stefano Campazzi, presidente sotto le Due Torri della Federazione dei distributori di carburante, a sua volta gestore di una pompa di benzina: «Ci sono casi di prodotti un po' inquinati, l' ho segnalato alla mia compagnia petrolifera già sette mesi fa, ora come associazione scriveremo a tutti i produttori». Campazzi difende i suoi colleghi («a nessuno converrebbe diluire il diesel») e sposta l' attenzione sui grandi produttori di carburante. Il numero uno dei benzinai bolognesi non cita il nome di nessun colosso petrolifero, ma sembra avere le idee chiare: «Il problema in realtà riguarda solo alcune compagnie, l' allarme è scattato in concomitanza degli sconti estivi. È molto strano, ma in fondo non possiamo essere noi a dire ai petrolieri come fare il loro mestiere, speriamo solo che la situazione migliori». Nell' attesa, l' associazione si è mossa sul versante dei trasportatori per cercare di scoprire la fonte dell' inquinamento del carburante: «Abbiamo fatto controllare le cisterne, di solito era tutto in regola, forse il problema è da ricercare nell' origine del prodotto». Ma i guasti, secondo i benzinai, potrebbero anche avere un' altra origine. «Dall' inizio del 2012 l' Europa obbliga le compagnie a inserire nel gasolio una percentuale di biodiesel: con filtri molto sensibili, le temperature molto alte o molto basse danno problemi». Resta il mistero delle alghe trovate nei filtri dei motori: «Lo so, è strano. Abbiamo ricevuto molte segnalazioni dai clienti, in ogni caso - assicura - il problema non sono i benzinai, anche se i furbi sono ovunque».


Gasolio sporco e prezzi bluff: motori in rovina

di Marco Di  Caterino
I carburanti di contrabbando: un fiume in piena. Che travolge (e spacca) motori; che inquina con un particolato micidiale formato da particelle a forma di cristallo che si piazzano nei polmoni. 

E che fa chiudere centinaia di pompe di benzina, con migliaia di posti di lavoro che se ne vanno in fumo. «Quello del contrabbando dei carburanti – dice Antonio C., 30 anni, titolare di due impianti marcati da una delle Sette Sorelle (il cartello delle maggiori holding mondiali petrolifere) ad Afragola, nei pressi di un mega centro commerciale, e ad Arzano a poche decine di metri della strada degli americani – vi potrà sembrare strano e fuori luogo, coinvolge soprattutto le stazioni di servizio delle marche più famose. Il perché sta proprio nel ricavo davvero esiguo, da due a un massimo di tre centesimi, su ogni litro di benzina o gasolio erogato alla pompa.

Una vera miseria, per chi non è nemmeno proprietario dell’area del distributore. E allora, grazie alla complicità degli autotrasportatori delle stesse compagnie d’accordo con camionisti del’Est e soprattutto polacchi, su circa 20mila litri di carburanti, che sono la media di un carico per una stazione di servizio di media grandezza, arrivano nella cisterna del distributore il 10-20% di carburanti a nero. E che però viene venduto con il prezzo imposto dall’azienda petrolifera. Profitto consistente, che aumenta con la conseguente evasione fiscale».

Una realtà sconvolgente. E che ribalta quel luogo comune dell’imbroglio alla pompa di benzina che ha accompagnato il proliferare delle cosiddette «pompe bianche», vale a dire marchi privati, che proprio ieri, con l’ennesimo calo del costo del petrolio, tra Napoli e la sua provincia, praticavano alla pompa il prezzo tra 1,40 e 1,45 euro per un litro di gasolio, e tra 1,50 e 1,59, quello della benzina.

A fronte dell’1,70 e 1,80 per il diesel e 1,76 – 1,80 per la benzina delle marche nazionali. Ma qual è la qualità del gasolio di contrabbando? «Pessima e molto pericolosa per la salute, l’ambiente e il motore - risponde un ingegnere chimico che chiede di rimanere anonimo perché in causa con la sua ex azienda petrolifera -. Nel gasolio di contrabbando la quantità di biodisel (per legge fissata al 7%) arriva fino al 20 per cento.

Questo cosiddetto biodiesel non è altro che olio minerale, che ha dei costi davvero irrisori. Già la quantità consentita dalla legge favorisce la formazione di microalghe nel serbatoio con il conseguente blocco dei filtri, corrode le parti meccaniche del propulsore e cosa più pericolosa, sfugge alla marmitta catalitica propagando nell’aria delle micro particelle a forma di cristallo, che proprio per questo si ancorano negli alvei polmonari, con tutto quello che poi di negativo ne deriva per la salute. Figuratevi il triplo della quantità di biodisel miscelato nel gasolio di contrabbando».

Modesto Marrandino, 28 anni, meccanico con il computer e un passato di primo meccanico motorista in un team di auto da corsa, spiega cosa succede al propulsore che va a gasolio o con la benzina di contrabbando.

«La cosa che dico ai clienti è che è come se un uomo fumasse quattro pacchetti di sigarette al giorno. Per i primi tempi, tutto appare normale, ma già dopo i primi venti-trenta mila chilometri, iniziano i guai. Le centraline a gestione elettronica impazziscono letteralmente e l’auto si ferma in continuazione. Le fasce dei pistoni si sbriciolano e nel migliore dei casi, il danno si limita alla rigatura della camicia del cilindro, ma quasi sempre questo comporta il blocco del motore. Per fortuna da qualche anno, le maggiori case automobilistiche come Bmw, Audi e la stessa Fiat (nei nuovi modelli) montano un sensore per la qualità del carburante, che blocca il funzionamento del motore, prima che questi diventi irreversibile
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Olio, gasolio introdotti illegalmente e "a fiumi": un arresto e sequestri Frode fiscale da 5 milioni di euro

Individuata un’organizzazione criminale con vertice e base logistica nel Padovano e ramificazioni sull’intero territorio nazionale. L'operazione (oil discount) della Guardia di Finanza è scattata all'alba di giovedì
Redazionale 3 Dicembre 2015
L'operazione della Guardia di Finanza
L'operazione della Guardia di Finanza
È in corso, sin dalle prime ore di giovedì, una vasta operazione di polizia giudiziaria nel settore del commercio internazionale di olii lubrificanti e gasolio per autotrazione. Individuata un’organizzazione criminale con vertice e base logistica nel Padovano e ramificazioni sull’intero territorio nazionale.
OPERAZIONE "OIL DISCOUNT". I finanzieri hanno eseguito 40 perquisizioni in sedi di società e in abitazioni tra le province di Padova, Venezia, Treviso, Verona, Milano, Teramo, Napoli, Reggio Emilia, Roma, Foggia e Campobasso. Complessivamente, l'indagine vede coinvolte 27 persone, alle quali sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari e al mancato assolvimento dell'imposta di consumo sugli olii lubrificanti. Il promotore dell'organizzazione, M.S., 58 anni, di Teolo, è stato colpito da un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip di Padova.
L'OPERAZIONE "OIL DISCOUNT": 
OLIO LUBRIFICANTE. Dal 2011 ad oggi, il sodalizio scoperto dal Nucleo polizia tributaria di Padova, nell’ambito delle indagini coordinate dalla locale procura della Repubblica, ha introdotto e commercializzato illegalmente sul territorio nazionale 4 milioni e 500mila litri di olio lubrificante nonché ingenti quantitativi di carburante, destinati in parte alle “pompe bianche”, evadendo l'imposta sul valore aggiunto per quasi tre milioni di euro. Attraverso la gestione di 30 imprese di comodo sparse sul territorio nazionale e in altri stati membri dell'Unione Europea, nonché mediante il ricorso ad una "scuderia" di prestanome rintracciati tra persone alcolizzate e non abbienti, l'organizzazione ha introdotto in Italia ingenti quantitativi di olio lubrificante in confezioni (barattoli, fusti) di provenienza comunitaria, senza assolvere al pagamento delle imposte di consumo e del contributo sugli olii usati.
MODUS OPERANDI. La frode è stata perpetrata in modo articolato, con l'invio di prodotti da paesi membri in favore di società "cartiere", che, a loro volta, emettevano falsi documenti di trasporto e false fatture, in modo da simulare la legittima provenienza del prodotto petrolifero e approvvigionare venditori italiani senza destare il sospetto che sull'olio non fosse stata assolta l'imposta di consumo. L'olio è stato distribuito su gran parte del territorio nazionale partendo da basi logistiche non autorizzate allo stoccaggio di olii minerali e sconosciute all'amministrazione finanziaria.
GASOLIO. L'organizzazione ha inoltre introdotto in Italia rilevanti volumi di gasolio per autotrazione di provenienza slovena. Questi venivano immessi in consumo facendoli transitare da depositi commerciali locali con la licenza di "destinatario registrato". Una volta assolta l'accisa sul prodotto, attraverso l'interposizione di società di comodo create per non assolvere agli obblighi Iva, la merce giungeva infine ai distributori (le cosiddette "pompe bianche"), a prezzi oltremodo concorrenziali rispetto a quelli normalmente praticabili.
I NUMERI DELL'OPERAZIONE. Il bilancio dell'operazione "oil discount" è di 40 perquisizioni, un arresto ai domiciliari nei confronti dell'uomo ritenuto a capo dell'organizzazione, 620mila euro di sequestri cautelari. In totale le persone indagate sono 27, trenta le imprese coinvolte nella frode dal 2011 al 2015, 13 i prestanome. Contestata l'evasione di un milione e 800mila euro di imposte di consumo sugli olii lubrificanti e di 3 milioni di imposta sul valore aggiunto, per una frode fiscale di oltre 5 milioni di euro.

Contrabbando di gasolio, una reato in continua espansione

Il Contrabbando di carburante è un reato che sta tornando grazie a politiche che di certo non agevolano i consumi. Anzi. Ed è per questo che conviene fare acquisti all'estero. Ed è per questo che qualcuno ne approfitta anche per crearne un business: illegale ovviamente.
Un mercato che non agevola le attività nazionali, dove i cittadini vedono oltre frontiera prezzi del 20%, a volte del 25% inferiori alla pompa di benzina e perciò decidono di evitare quelle tasse che ormai hanno raggiunto livelli impressionanti.
Succede a Gorizia, per esempio, dove la locale Guardia di Finanza ha denunciato 64 persone e ne ha arrestate 13, per traffico internazionale di gasolio. L'operazione ha preso avvio nel maggio del 2014, dopo un controllo a un autoarticolato fermato nei pressi del confine italo-sloveno a Gorizia: trasportava 26 contenitori all'interno dei quali era stoccato un prodotto petrolifero che, dichiarato come olio lubrificante, è risultato invece essere composto all'80% da gasolio per autotrazione e al 20% da olio vegetale, idoneo quindi a garantire il funzionamento dei motori diesel. Una tattica che è poi stata reiterata in decine di altri viaggi. Gli indagati utilizzavano staffette per evitare i controlli e ricorrevano a falsi documenti di trasporto. I carichi provenivano da raffinerie di Slovenia, Ungheria, Slovacchia e Bulgaria ed erano destinati alle province di Bari, Foggia, Napoli, Salerno, Caseria, Brescia, Pistoia, Milano, Verona, Bergamo, Latina e Fresinone e ai depositi, poi sequestrati, di Poggiomarino (Napoli), Cerignola (Foggia), Altamura (Bari), Tivoli (Roma) e Montichiari (Brescia), dove veniva stoccato in veri e propri depositi di carburante abusivi e successivamente venduto a privati cittadini per essere utilizzato nei comuni mezzi di trasporto.
Le Fiamme Gialle hanno eseguito anche il sequestro preventivo di beni per 3,6 milioni di euro, dopo aver constatato il consumo in frode di nove milioni di litri di gasolio e l'evasione di accise per 5,6 milioni (e qui basta farsi due conti per vedere quanto finisce nelle voraci casse dello Stato).
Il mercato nero di combustibili, come forse non si vedeva nel Paese dai tempi della guerra. Quanto meno, quasi 500 mila litri di carburante sequestrato sono stati assegnati per finalità istituzionale a Vigili del Fuoco, Esercito e Croce Rossa, D fenomeno del contrabbando, come segnalato dalle fiamme gialle goriziane, ha subito una forte e preoccupante espansione. Forse, abbassando le accise, si potrebbe non solo evitare il reato ma anche agevolare tanti operatori (compresi i Gestori delle stazioni di servizio) oltre che, di conseguenza, anche la popolazione.

Staffetta Quotidiana, ecco come funzionano le frodi nella distribuzione carburanti

gdf controlli irregolare autobotteCali ed evasione Iva dietro le vendite sottocosto
di Gabriele Masini
Staffetta Quotidiana - Oltre al contrabbando vero e proprio, al dirottamento sul territorio nazionale di carichi formalmente diretti all'estero e alla destinazione di gasolio agevolato a usi con accisa piena, sono sempre più utilizzati altri metodi truffaldini per evadere le tasse e vendere carburanti sottocosto: sfruttando i cali, utilizzando false società di export o con le frodi carosello. Come funzionano e perché è difficile combatterle.
Il gasolio è come il denaro, non ha nome. Una volta consumato, non esiste più. E venti litri di gasolio sono poco meno di venti euro di tasse.
L'evasione fiscale ammonta a diverse decine di miliardi di euro l'anno in Italia. Una parte – sempre più consistente – riguarda il settore petrolifero. Un fenomeno che da fisiologico e marginale sta diventando endemico e strutturale. Un fenomeno che ha il subdolo effetto di far scendere i prezzi al consumo dei carburanti ma che rappresenta per lo Stato una perdita ingente (e sottovalutata) di gettito e per gli operatori onesti una concorrenza sleale e invincibile che sta mettendo sul lastrico aziende che lavorano nel rispetto delle leggi. Un fenomeno, infine, che anche le forze dell'ordine faticano a tenere sotto controllo e a reprimere, sia per una legislazione poco efficace sia per l'assenza di un coordinamento nazionale tra gli organi di controllo.
Di illegalità nel settore petrolifero si parla sempre più spesso: ai continui sequestri di prodotti di contrabbando fanno eco le denunce di Assopetroli (da ultimo la scorsa settimana, v. Staffetta 03/04) e le proteste degli addetti (operatori della rete distributiva e in extrarete) che si trovano ad affrontare una concorrenza che abbatte i prezzi oltre ogni limite, spesso grazie a una catena di comportamenti illegali.
Diversi sono i metodi truffaldini utilizzati per vendere sottocosto, approfittando da una parte della crisi dei consumi che abbassa le soglie di tolleranza al rischio, e dall'altra dell'abnorme carico fiscale sui prodotti petroliferi che solletica gli appetiti criminali con prospettive di lauti guadagni. Escludendo il “dirottamento” all'interno del territorio nazionale di merce documentalmente destinata all'estero (e che viaggia quindi in sospensione di accisa) e la destinazione di gasolio agevolato ad usi con accisa piena, i principali metodi sono: la sottrazione all'accertamento di prodotto da depositi fiscali e raffinerie sfruttando i cali, gli acquisti senza Iva di false società esportatrici e le frodi carosello.
I cali. Il primo sistema è costituito dal furto sistematico di olio minerale, effettuato eludendo i sistemi di controllo aziendali e/o con la connivenza dei gestori dei depositi. Il prodotto viene periodicamente sottratto all'accertamento fiscale in uscita dal deposito badando di non sforare la soglia rappresentata dai notevoli cali legali consentiti (proporzionali ai volumi di vendita). In tal modo gli ammanchi vengono giustificati dal calo naturale e fisiologico delle merci. Se non vieni colto in flagranza sul fatto tale procedura non è rilevabile a posteriori da nessun organo di controllo.
Il giochetto dei cali tecnici legali può essere anche applicato dal titolare di deposito fiscale che riceve prodotto con accisa in sospensione e certifica che, su un tipico carico da 30mila litri, ne mancano 150 per via dei cali di trasporto fissati nello 0,50% dell'intero carico. Calcolando poco meno di dieci carichi al giorno, mi ritrovo con mille litri di prodotto al giorno “puliti” e ufficialmente inesistenti (cali fittizi) che posso immettere subito sul mercato a beneficio di aziende di autotrasporto o titolari di punti vendita compiacenti – ben disposti, vista la concorrenza e il calo dei consumi, a correre qualche rischio. Maggiore è la movimentazione del prodotto, maggiori saranno i quantitativi “neri” che si possono ricavare. Con questi sistemi si evadono le accise. In questo momento storico risulta facile trovare gli “utilizzatori finali” compiacenti, cioè in particolare imprese di autotrasporto (in crisi di liquidità e senza credito) o punti vendita (distributori) con i totalizzatori dei litri venduti alterati, una pratica più facile di quanto si possa pensare.
False società di export. La frode consiste nell'immettere in commercio il prodotto evadendo l'Iva. Viene costituita una società “ALFA” intestata a un prestanome. La società dichiara di essere esportatrice abituale verso Paesi extra UE e deposita per questo presso l'Agenzia delle Entrate una falsa dichiarazione di intento. Nel documento si dichiara di avere fatto esportazioni nell'anno passato e di avere così maturato un credito Iva. Il credito (plafond) può essere “speso” comprando in Italia in esenzione Iva. Con questa dichiarazione posso presentarmi a un fornitore “BETA” (deposito) che mi venderà il prodotto senza l'applicazione dell'Iva. La società ALFA acquista quindi da BETA con prezzo che sarà netto dell'Iva in funzione della falsa dichiarazione di intento, di cui il fornitore (deposito) ha solo l'obbligo di verificarne il deposito presso l'Agenzia delle Entrate. ALFA cede rilevanti volumi di prodotto applicando l'Iva nei confronti dei clienti, con prezzi fortemente concorrenziali per il fatto che ho comprato senza Iva e non ha alcuna intenzione di versare l'Iva che incassa. Attraverso le forniture effettuate direttamente dal deposito fornitore i clienti ritengono che le operazioni siano perfettamente lecite, poiché documentate da DAS (emesso da un operatore conosciuto) e regolare fattura. La dichiarazione Iva per il 2015 va fatta alla fine del 2016. Ma prima di questo termine la società ALFA sparisce, il prestanome è un nullatenente e l'Erario non vede un euro di Iva. Proprio per questo il segno di riconoscimento di queste società che sorgono come dei funghi, è che nascono e spariscono in meno di due anni e sono sconosciute nel settore.
Frodi carosello. Un sodalizio criminoso crea una società intestata a un prestanome (cartiera, perché produce solo fatture). Questa compra prodotto da un paese comunitario che viaggia in sospensione di accisa e di Iva (essendo l'imposta neutra per l'acquirente nazionale). Si presenta a un deposito fiscale che presta il servizio di regolarizzazione del prodotto dal punto di vista dell'accisa ed emette il DAS nei confronti dei destinatari. La cartiera vende direttamente il gasolio o per il tramite di una società interposta definita “filtro”. Infine la cartiera dovrebbe versare l'Iva incassata al 22% (per le vendite precedenti) ma questa sparisce ancor prima di dover fare la dichiarazione all'Agenzia delle Entrate. Chiaramente il prestanome è sempre nullatenente.
In tutti questi casi, per accertare il reato e punirlo partendo dalla pompa di benzina (utilizzatore finale) che ha acquistato a prezzi inferiori a quelli di mercato e che potevano far pensare ad operazioni illecite, bisognerebbe dimostrare l'accordo del gestore o del proprietario del punto vendita con la cartiera o con la società che ha evaso l'Iva. Altrimenti l'unica cosa possibile è comminargli una sanzione per incauto acquisto, una volta verificato che il prodotto acquistato è frutto di frode. La sanzione è tuttavia talmente lieve da essere di gran lunga inferiore al guadagno che nel tempo si potuto ottenere con le vendite di merce oggetto dell'illecito traffico.
Uno dei metodi per far fronte a questa situazione sarebbe che il titolare del punto vendita che riceve proposte “allettanti” o poco giustificate, possa avere un referente ufficiale dell'amministrazione finanziaria che lo mette in guardia dal coinvolgimento di una possibile frode e così in tempo reale lo Stato potrebbe sradicare sul nascere il disegno criminoso.
Ora, il contrabbando vero e proprio è attività illegale dall'inizio alla fine – si parla di flussi imponenti dai paesi dell'Est Europa (anche dalla raffineria di Koper- Capodistria) con destinazione sui documenti “Spagna” o “Francia”, quando in realtà il transito italiano costituisce la meta finale. L'evasione Iva vede invece la partecipazione di soggetti che operano al limite della legalità e che pare vadano a “raggirare” i gestori dei depositi fornitori. Centrale, in tutto questo, è quindi il ruolo dei titolari di depositi, sia fiscali che, soprattutto, commerciali. La crisi può spingere ad assumere rischi e a operare in zone grigie. Anche perché la legge prevede che il titolare di un deposito fiscale possa operare fino a quando è condannato in terzo grado. Per i depositi commerciali in teoria basterebbe un'indagine penale in corso per revocare l'autorizzazione alla gestione, ma spesso le licenze non vengono ritirate per via del ruolo sociale dell'impresa nel dare lavoro.
A tutte queste difficoltà si aggiunge la mancanza di un coordinamento nazionale nello specifico settore delle accise da parte di chi deve reprimere i fenomeni illegali. Spesso le autobotti o i tir di contrabbando vengono fermati (anche occasionalmente) prima che arrivino a destino, vanificando così l'eventuale possibilità di lasciare andare i carichi e scoprire i destinatari del prodotto. Serve per questo creare un gruppo di lavoro nazionale, specializzato nella specifica materia, che faccia analisi sul fabbisogno e sui consumi effettivi finali, sulla fenomenologia delle frodi, che faccia rete e condivisione di risorse e poi agisca con efficacia sull'intero territorio nazionale. Una sorta di direzione nazionale antifrode sulle accise.

Traffico illecito di carburante: il capo della banda una donna di 76 anni

Disposti gli arresti domiciliari per due persone e l'obbligo di dimora per altre due. Finisce nei guai azienda umbra
Redazione 25 Agosto 2015
Al momento tutto sembra essere tenuto sotto il più stretto riserbo. Unica cosa certa è che il gip di Perugia su richiesta del sostituto procuratore Mario Formisano ha disposti gli arresti domiciliari per due persone e l'obbligo di dimora per altre due. In base alle prime indiscrezioni sembra che l'indagine, partita dalla guardia di finanza, riguardi un presunto contrabbando internazionale di gasolio.
A finire in mezzo alla tumultuosa vicenda un'azienda con sede nella piana Bastia – Santa Maria degli Angeli. Sotto indagine anche una donna 76 anni, considerata al momento uno dei capi dei traffici illegali di gasolio. L'indagine è al momento solo all'inizio e non è detta che nel registro degli indagati finiscano anche altre persone. Il contrabbando internazionale riguarderebbe comunque notevoli quantità, tonnellate, di gasolio

Da meccanico vi dico che il carburante low cost danneggia la vostra vettura

giasti-auto
Libertà di parola - La voce di Mantova - Signor Direttore, non scriverò una lettera lunghissima al pari di quelle che compaiono tutti i giorni sul suo quotidiano, ma sento il dovere di informare tutti di quello che sta accadendo da almeno un paio d'anni. Sono un meccanico di provincia e da quarantotto mesi entrano nella mia officina un numero esponenziale di mezzi che presentano problemi più o meno gravi al motore.
Non si tratta della solita routine, guasti da usura, normali riparazioni, cambi di pezzi, ecc., ma di problematiche riferite al carburante con il quale sono stati rifomiti questi autoveicoli. Al primo impulso pensi subito ad errori di pompa (benzina fatta al posto di gasolio o viceversa) o infiltrazioni di acqua nelle cisterne: in realtà si tratta di qualità dei carburanti immessi. Intervistando i proprietari, ho avuto modo di appurare che la stragrande maggioranza di loro si ferma in quei distributori dove il prezzo proposto è fra i 15 e i 20 centesimi in meno del prezzo standard. Da addetto ai lavori ho sempre pensato che in questo settore nessuno regala niente per niente e che la concorrenza al ribasso fosse solo un espediente artificioso, tanto da buttare fumo negli occhi ai consumatori instupiditi dalla crisi.
E la riprova l'ho toccata con mano: si riempiono i serbatoi di benzine mal raffinate e sporche e di gasolio miscelato -con troppi biodiesel (carburante molto più economico). I risultati sono: motori che funzionano male, strappano, decelerano improvvisamente (pericolosissimo in autostrada), percorrono molto meno chilometri con un litro, pompe, filtri ed iniettori sempre sporchi ed ostruiti e, la cosa peggiore, acqua nei serbatoi (dovuta alla condensa non delle paraffine ma proprio del biodiesel, che è prodotto con specifici vegetali), con conseguente tilt alle centraline e spesso danni rilevanti a tutto il motore.
La mia conclusione, nonostante queste magagne mi garantiscano quasi il 30% di lavoro in più, è che l'utente va rispettato e non illuso e preso in giro con richiami per le allodole. Parallelamente, così come si controllano frodi alimentari, è necessario testare seriamente la qualita di altrettanti beni primari come i carburanti. 
Sante Ballerini
da: GestoriCArburanti by RedazioneGC

Maxi blitz dei finanzieri del Comando provinciale di Roma nei confronti di un’organizzazione dedita al traffico internazionale di gasolio commercializzato sul territorio nazionale. Un vero e proprio “fiume” di gasolio, quantificato in oltre 4 mila tonnellate, è stato introdotto clandestinamente in Italia dal 2013 ad oggi e destinato alla rivendita in “nero”. La vasta operazione, eseguita in Italia e in altri cinque Paesi membri dell’Ue (Germania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania e Malta) ha portato a 8 arresti, sei in carcere e due ai domiciliari, di cui uno nel Regno Unito. Decine le perquisizioni, anche all’estero, dove i militari hanno operato a supporto delle forze di polizia locali. (Notizia su Ansa,AskanewsCorriere della SeraAffari ItalianiRaiNews)

Gasolio di contrabbando, otto arresti: accise evasa per 15 milioni di euro

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